Tenuità del fatto

Prime applicazioni della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto

Dopo che la Cassazione ha riconosciuto la possibilità che la nuova disciplina in tema di non punibilità per la speciale tenuità del fatto trovi applicazione anche nei procedimenti in corso, iniziano ad essere emanate le prime pronunce in materia. Particolare attenzione è dedicata alla possibilità che tale decisione venga assunta anche in sede predibattimentale pur senza il consenso e con l’opposizione del pubblico ministero.

Come è noto, con il decreto delegato n. 28 del 2015 – emanato in ottemperanza alla legge delega n. 67 del 104, art. 1, comma 1, lett. m) – è stata introdotta, all’art. 131-bis c.p. una nuova causa di non punibilità operante quando il fatto di reato – sicuramente sussistente nei suoi profili oggettivi e soggettivi – presenti profili di particolare tenuità. In particolare, secondo il primo comma della citata disposizione, tale valutazione va operata quando per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale; tale provvedimento non può essere assunto laddove il reato sia punito con la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni,  quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona, quando l’autore del fatto sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

La norma avrà sicuramente un significativo impatto sul funzionamento dell’Amministrazione della Giustizia e sulla nuova disciplina la Cassazione si è già pronunciata, sostenendo che la stessa “può trovare applicazione anche nei procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, stante il principio di retroattività delle legge penale più favorevole ed è proponibile anche per la prima volta in sede di giudizio di cassazione nella misura in cui non sia stata possibile dedurla nelle fase antecedenti” (Cass., sez. III, 15 aprile 2015, n. 15449).

Alla declaratoria di non punibilità per la particolare tenuità del fatto può procedersi sia nel corso delle indagini preliminari, sia dopo l’esercizio dell’azione penale. Nel primo caso, provvede con ordinanza o decreto di «archiviazione» il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero (art. 411, commi 1 e 1-bis, c.p.p.); nel secondo caso, a provvedere con «sentenza» è il giudice, o prima del dibattimento nella ricorrenza dei presupposti di cui all’articolo 469 c.p.p. ovvero all’esito del giudizio.

In particolare, quando la causa di non punibilità formulata in sede dibattimentale possono darsi due ipotesi. In primo luogo, il giudice può rilevare la tenuità del fatto all’esito dell’istruttoria dibattimentale: in tale ipotesi, deve trovare applicazione il nuovo art. 651-bis c.p.p. giusto il quale “la sentenza penale irrevocabile di proscioglimento pronunciata per particolare tenuità del fatto in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale”. Comprensibili le ragioni che hanno portato all’adozione di tale disciplina: una volta giudizialmente accertati i profili della vicenda ed individuate le responsabilità dell’imputato, il quale non merita una sanzione in sede penale solo per l’irrisorietà del danno arrecato, rimanendo comunque dimostrata la fondatezza delle pretese della persona offesa, non si vede per quale motivo non prevedere l’utilizzabilità in altra sede giurisdizionale di tali acquisizioni probatorie, non influendo certo sulla correttezza della ricostruzione giudiziale dell’accaduto la circostanza che i fatti sia andati esenti da punizione in ragione della tenuità del fatto.

Esemplificativa dell’ipotesi anzidetta è la decisione del Tribunale di Torino, IV sezione penale, 9 aprile 2015, giudice dr. Reynaud, il quale, verificata la sussistenza di tutti gli elementi necessari per il perfezionarsi del reato di bancarotta semplice per omessa tenuta della contabilità, conclude nel senso della tenuità del fatto. In particolare, il Tribunale di Torino incentra la sua valutazione sui seguenti elementi: a) la non connotazione in termini di gravità della condotta meramente omissiva e altrimenti contraddistinta dalla regolare tenuta della contabilità prescritta dalle leggi fiscali; b) la entità del danno arrecato alla massa dei creditori, oggettivamente di particolare tenuità, in ragione delle insinuazioni al passivo della società, a fronte, comunque, di un attivo comunque apprezzabile; c) la scarsa intensità del dolo o grado della colpa, l’istruttoria avrebbe consentita di evidenziare una rimproverabilità minima e di natura sostanzialmente colposa; d) l’occasionalità della condotta illecita, considerando la natura formale del reato e l’incensuratezza dell’imputato.

Come accennato, la pronuncia di non punibilità può essere formulata in sede predibattimentale, applicando il nuovo comma 1-bis dell’art. 469 c.p.p., in base al quale “la sentenza di non doversi procedere è pronunciata anche quando l’imputato non è punibile ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale, previa audizione in camera di consiglio anche della persona offesa, se compare”. Ovviamente, in tal caso, mancando un esame compiuto della vicenda, la sentenza di assoluzione non ha quell’efficacia che è invece riconosciuta dall’art. 651-bis c.p.p. alla pronuncia che riconosca la tenuità del fatto al termine dell’istruttoria dibattimentale.

Il comma 1-bis dell’art. 469 c.p.p. non precisa se la sentenza predibattimentale possa essere pronunciata anche in assenza del consenso delle parti ed in particolare del pubblico ministero. Infatti, mentre la precedente versione dell’art. 469 c.p.p. prevedeva la possibilità per il Tribunale di pronunciare sentenza predibattimentale inappellabile “sentiti il pubblico ministero e l’imputato e se questi non si oppongono” e quindi non vi era dubbio che la sentenza predibattimentale di proscioglimento potesse essere pronunziata solo previo contraddittorio fra le parti e in assenza di espressa opposizione di taluna di esse, il nuovo citato comma 1-bis di tale disposizione non menziona né l’imputato né il pubblico ministero, limitandosi a prescrivere la necessaria audizione in camera di consiglio “anche della persona offesa, se compare” ma non contiene nessun riferimento alla facoltà – per taluna delle parti processuali – di opporsi alla sentenza predibattimentale.

Secondo alcuni Tribunali, la disciplina della sentenza predibattimentale di non punibilità per particolare tenuità, contenuta in un comma autonomo e regolata in forma differente rispetto al “vecchio” proscioglimento predibattimentale, non richiamando espressamente la facoltà delle parti di opporsi alla sentenza in camera di consiglio, non contempla affatto tale potere, né per la difesa né per il pubblico ministero.

Tale conclusione è in primo luogo meglio rispondente alla volontà del legislatore di introdurre un meccanismo che consenta un vaglio  preventivo della punibilità del fatto, senza necessità di procedere al dibattimento, in quanto la necessità di svolgere l’istruttoria dibattimentale vanificherebbe la finalità deflattiva della norma.

In secondo luogo a favore di tale conclusione militerebbe la circostanza che l’art. 411 c.p.p. perevede per il pubblico ministero la possibilità di richiedere l’archiviazione del procedimento per particolare tenuità: se l’accusa non ha ritenuto di fare applicazione dello strumento risultante dal nuovo art. 411 c.p.p. e non ha richiesto l’archiviazione per speciale tenuità, è implausibile che la stessa modifichi tale impostazione in sede di atti preliminari all’apertura del dibattimento, richiedendo la pronuncia di non doversi procedere, ma allora subordinare la pronuncia predibattimentale al consenso del pubblico ministero significherebbe rendere inoperativo l’istituto in parola, con buona pace delle esigenze deflattive e di contenimento dei costi, poste dal legislatore alla base della modifica normativa.

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La decisione in sintesi

 

Esito del ricorso:

Sentenza di assoluzione per la tenuità del fatto emessa a termine del dibattimento con applicazione dell’art. 651-bis c.p.p.

 

Precedenti giurisprudenziali:

Cassazione penale, Sezione III, 15 aprile 2015, n. 15449

 

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