Non paga il pieno di benzina.

Il reato di insolvenza fraudolenta, ex art. 641 c.p., che punisce chi, dissimulando il proprio stato di insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla, non può mai progredire nella fattispecie della rapina impropria, di cui all’art. 628, comma 2, c.p., in quanto manca l’elemento obiettivo della sottrazione della cosa mobile altrui. Lo afferma la Cassazione nella sentenza 18039/14. 

Il caso 

Il giudice monocratico di Livorno dichiarava di non doversi procedere nei confronti di un imputato, accusato di insolvenza fraudolenta, per essere il fatto estinto a seguito dell’adempimento dell’obbligazione, ex art. 641 c.p.. L’uomo aveva fatto un rifornimento di benzina e non aveva provveduto a pagare l’importo dovuto alla dipendente del distributore, minacciandola ed allontanandosi. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, lamentando che il fatto avrebbe dovuto essere qualificato come rapina impropria, di cui all’art. 628, comma 2, c.p., a causa delle minacce dell’imputato. Analizzando la domanda, la Corte di Cassazione rilevava che la condotta dell’imputato non poteva essere qualificata come sottrazione di cosa mobile altrui, in quanto il rifornimento di carburante è un’azione lecita, compiuta sotto il controllo e con le modalità predisposte dall’avente diritto, da cui sorge l’obbligo di pagare il prezzo. Il rifiuto di adempiere a tale obbligazione integra gli estremi del reato di insolvenza fraudolenta, che non può progredire in rapina impropria, proprio per l’assenza dell’elemento obiettivo della sottrazione della cosa altrui. Reati concorrenti. Eventualmente, se il rifiuto è accompagnato da atteggiamenti minacciosi, concorrono gli autonomi reati corrispondenti ai comportamenti minacciosi o violenti posti in essere dall’agente. Per questi motivi, la Corte di Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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