Niente domiciliari con la sospensione condizionale della pena

Niente custodia cautelare in carcere o arresti domiciliari se il giudice ritiene che l’imputato possa beneficiare della sospensione condizionale della pena. Se il giudice ha sufficienti elementi per prevedere che, all’esito del processo, la pena da eseguire non sarà superiore a tre anni di reclusione, non si potrà applicare la custodia cautelare in carcere, ma saranno ammessi gli arresti domiciliari.

Il decreto legge con le misure urgenti in materia di sovraffollamento carcerario, approvato venerdì scorso dal consiglio dei ministri e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.147, spinge decisamente sull’uso di misure cautelari non detentive (quali il divieto di espatrio, l’obbligo di firma, l’obbligo o il divieto di dimora, l’allontanamento dalla casa familiare) per decongestionare i penitenziari italiani.

E in materia minorile eleva da 21 a 25 anni la soglia d’età fino alla quale il minore nel frattempo divenuto maggiorenne nel corso dell’esecuzione della pena, potrà continuare a beneficiare del regime carcerario (misure  cautelari,  misure  alternative,  sanzioni sostitutive, pene detentive e misure di sicurezza) dei minorenni.

Il provvedimento (n.92 del 26 giugno 2014) prende le mosse dalla sentenza Torreggiani con cui l’8 gennaio 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato al nostro paese un anno di tempo per predisporre una serie di misure idonee a rimediare ai pregiudizi da sovraffollamento carcerario sofferti dai detenuti. La soluzione individuata dal decreto prevede uno sconto di pena a chi ha vissuto una carcerazione disumana.

E se non c’è detenzione da espiare, il danno viene monetizzato.

Il detenuto che ha subìto  condizioni carcerarie contrarie alla Convenzione europea per i diritti dell’uomo (Cedu), su istanza presentata personalmente o tramite legale, avrà diritto alla riduzione della pena detentiva, ancora da espiare.

Il decreto fissa la decurtazione in misura pari al 10% della pena residua(«un giorno per ogni dieci durante il quale il richiedente ha subìto il pregiudizio»). Se, però, le condizioni disumane si sono protratte per un periodo inferiore ai quindici giorni o se il periodo di pena ancora da scontare non è tale da consentire l’applicazione dell’intera riduzione percentuale di cui sopra, si liquiderà a favore dell’interessato la somma di 8 euro per ogni giornata di trattamento carcerario illegittimo.

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